Come risvegliare L’Intestino Pigro Con il Carrubo

di | Settembre 16, 2019

Se ti trovi in vacanza in una località del Mediterraneo, o magari lungo le coste dell’Egeo, potresti imbatterti in un grande albero che porta sui suoi rami grappoli di baccelli marroni, dalla consistenza quasi cornea, simile al cuoio scurito dal sole.

È il carrubo, un vegetale originario dei territori di Siria e Palestina da dove i Greci e gli Arabi lo hanno esportato in Italia e ancora oltre, fino al Portogallo e ai limiti del Sahara. Il carrubo affonda le radici non solo in terre asciutte e roventi, ma anche nella tradizione sacra: non caso i suoi frutti sono noti in tutta Europa come “pani di San Giovanni” nella credenza che il Battista se ne nutrisse durante la sua permanenza nel deserto. In effetti, essendo ricche di minerali, vitamine e zuccheri, le carrube si conservano a lungo senza perdere le loro proprietà nutritive.

Polpa e semi sono il suo “tesoro”
In Sicilia il carrubo è ampiamente diffuso nelle valli del Ragusano e nel Siracusano, dov’era usato come alimento e come medicinale: la polpa fresca delle carrube, trasformata in decotto, si usava come rimedio per tosse e mal di gola, essiccata e ridotta in farina era invece un toccasana per le dissenterie. Il carrubo forma ampie zone d’ombra, preziose oasi di frescura nei climi ardenti del Mezzogiorno. E proprio a partire da agosto è un tripudio di fogliame, fiori che sbocciano e frutti che maturano in contemporanea, rivelandosi come un insolito incantesimo che si appalesa nel mezzo della campagna avvolto dall’aria infuocata. Ecco perché un tempo incontrare un carrubo lungo la propria strada veniva considerato dai viandanti un segno di buona sorte, visto che molte leggende lo consideravano uno dei rifugi prediletti dagli spiriti campestri.

“Prezioso” è un aggettivo che ben si addice al carrubo, nonostante sia percepito come pianta umile e modesta: sostando sotto la sua ombra potrà esservi rivelata da una voce incantata l’esistenza di un tesoro segreto lì sepolto, che in lingua sicula si definisce truvatura. La leggenda più famosa riguarda il Duomo di Monreale, fatto costruire dal re normanno Guglielmo II in onore della Madonna, la quale gli rivelò in sogno che proprio sotto il carrubo dove stava riposando era custodita una truvatura.

Sradicato l’albero, Guglielmo trovò il tesoro predetto e lo destinò alla costruzione di quel monumento riconosciuto oggi come uno dei capolavori dell’architettura normanna. Preziosi sono anche i semi di carrube, i cosiddetti carati: vennero utilizzati dagli arabi come unità di misura per pesare pietre e oro. Oggi invece sono usati dall’industria alimentare come addensante.

E’ Ricostituente e disintossicante

Le fibre insolubili sono utili sia per la stipsi sia nelle forme di dissenteria. Nel primo caso la farina di carrube va assunta con tanta acqua per aumentare l’azione emolliente e migliorare la peristalsi, mentre nelle forme di diarrea acuta se ne aggiungono 2 cucchiai in acqua calda o ancor meglio in un decotto di radici di liquirizia e un pizzico di cannella bevendone 2-3 tazze al giorno: “catturerà” liquidi e tossine calmando gli spasmi, mentre sali minerali e zuccheri saranno un veloce ricostituente.

Se ne ricava un miele ricco di minerali

Il miele di carrubo è una rarità prodotta in piccole quantità: dal colore scuro e dal sapore nocciolato, ha la caratteristica di esser ricco di fibre, selenio e calcio. È consigliato ai ragazzi in crescita ed è adatto alle donne in
menopausa per contrastare la maggiore incidenza di fratture.

Idea in Cosmetica

Tonifica la pelle del viso con questa maschera idratante: stempera 7 g di farina di carrube e 3 g di amido di mais con olio di mandorle fino a creare una crema. Aggiungi 2-3 gocce di olio essenziale di incenso, antiage, e applica sul viso per 15 minuti. Quando risciacqui, massaggia dolcemente il composto e otterrai un delicato effetto scrub.

Preso da Salute Naturale

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