Cosa posso fare con i miei attacchi di panico?

di | Settembre 11, 2019

Scrive Francesca: «L’attacco di panico mi viene nella metropolitana affollata. Il vagone si ferma in galleria e io comincio ad andare in agitazione. E mi chiedo: “Quando ripartirà, quanto tempo starà ferma, quanto starò bloccata?”.
Forse tutto nasce da una crisi, un uomo mi ha lasciata tempo fa e da allora sono crollata.

Risposta dell’esperto: La mente razionale è sempre legata a un progetto: «Sono in crisi, cosa devo fare?». Ma l’anima ha bisogno che tu percepisca lo stato ansioso, non che intervieni! La prima cosa da fare con gli attacchi di panico è non chiedersi perché arrivano, non farsi domande, non cercare la causa nel passato. L’anima non ha cause, non vive in quella dimensione.

Quelli che dicono: «Sei così perché ti è successa quella cosa», non conoscono l’anima. Invece prova a chiudere gli occhi e immagina di entrare nella tua tana. Dentro la tana metti due o tre oggetti cui sei affezionata, che vuoi portare con te. E poi stai lì quanto vuoi. Fallo soprattutto prima di andare a letto, tutte le sere. Dopo un po’ di tempo non vedrai l’ora di andare a letto per entrare nel regno della tana. Questa tecnica è antichissima. I taoisti dicevano: nasconditi.

E poi? Nasconditi ancora. Nel nascondimento, come nelle radici della pianta, si attivano funzioni trasmutative. Non c’è animale al mondo che non
si nasconda nella tana. Se stai male è perché sei poco nascosta. I grandi uomini e le grandi donne non parlano mai di sé e non si raccontano mai a nessuno. Stanno nascosti, nella presenza interiore. La presenza è: ci sei tu che guardi la tristezza, la paura, l’ansia, senza dirti niente.

È il modo giusto di stare in campo. Nonconta infatti non avere disagi: i disagi servono a mutare. Conta guardarli, senza volerli cambiare. Ricordati di te Quando sto nella tana arrivano immagini profonde. E il profondo mi cura, non l’io. Non devo dirmi dove andare, non devo chiedermi se è giusta o sbagliata la vita che faccio:
devo percepire che c’è qualche cosa che sta avvenendo in me, ma senza di me. Allora mi chiamo, faccio l’appello. «Raffaele ci sei? Ricordati di te! Ricordati che ci sei. Ci sei non per qualcuno o per qualcosa, non per un motivo: ci sei». Non importa che ti ricordi il tuo parere sulla vita o su dove devi andare, se le persone con cui stai vanno bene o no, o la decisione da prendere. Importa che ti ricordi “che ci sei”. Perché non c’è niente da decidere. Il cuore batte, non ti chiede un parere o una decisione.

Se tu smetti di dirti dove devi andare, l’anima ti conduce. Il seme della rosa fa la rosa, inevitabilmente, senza nessun parere. Arriva il panico? “Sono qua!”. Chi può curare il tuo panico se non tu, Francesca? Lo produci tu! Dentro di te qualcosa produce il panico: può essere sbagliato? Non credo proprio. Lo produce perché sta cercando di emettere un’energia che non ha spazio. Dobbiamo diventare come i capelli, che crescono “senza un parere”.

Tu sei piena di pareri. Questo allora è il tuo lavoro: non avere più pareri, non dirti dove andare, non decidere niente e aspettare. Intanto le radici sotterranee lavorano e producono la tua pianta. Non si tratta di cambiare fi losofi a di vita, non si tratta di fare una vita migliore: si tratta di percepire cosa capita dentro di te, ma senza interferire.

Morelli risponde Riza Psicosomatica

Ti è piaciuto il post? Condividilo!