Eliminare Ansia Crisi e Attacchi di Panico sul Lavoro

di | Aprile 19, 2020

Ho trovato molto interessanti i consigli che Dale Carnegie da nel suo libro: Come vincere lo stress. Oggi voglio condividerli con voi:

“Se lavorate, penserete quasi certamente: “Che titolo stupido! Lavoro da un mucchio d’anni; e nessuno sa rispondere meglio di me. L’idea che qualcuno cerchi d’insegnarmi come eliminare il cinquanta per cento dell’ansia che mi deriva dal lavoro è semplicemente assurda.” A dire la verità anch’io alcuni anni fa, se avessi letto un titolo del genere, avrei detto esattamente la stessa cosa. Promette troppo; e chi promette troppo solo raramente mantiene. Ma siamo sinceri: può darsi benissimo che io non sia in grado di eliminare il cinquanta per cento delle vostre ansie. In ultima analisi, solo voi stessi dovreste essere capaci di farlo.

Ma quello che sono in grado di fare è mostrarvi in che modo altri ci sono riusciti; il resto non mi riguarda. Vi cito una frase di Alexis Carrel: “Quelli che non sanno vincere le preoccupazioni muoiono giovani.”

Essendo l’ansia una cosa di tale gravità, non sarebbe una cosa buona se vi aiutassi a eliminarne ammettiamo anche solo il dieci per cento? Sì?… Bene. Comincerò col parlarvi d’un dirigente che eliminò non il cinquanta per cento dell’ansia che gli derivava dagli affari, ma il settantacinque per cento del tempo sprecato fino ad allora in riunioni e discussioni intese a risolvere i vari problemi che si presentavano. Non vi racconterò di un certo “Mister Jones” o “Mister X” o di “un mio conoscente dell’Ohio” – storie vaghe sulle quale non potreste in nessun modo basarvi. La storia che vi narrerò riguarda una persona in carne e ossa: Leon Shimkin, comproprietario e direttore generale di una delle più importanti case editrici degli Stati Uniti, Simon & Schuster, Rockefeller Center, New York. E cedo la parola a Leon Shimkin: “Per quindici anni avevo passato circa la metà della mia giornata lavorativa tenendo riunioni e discutendo problemi. Dovevamo far questo o quello, o non fare nulla? Ci eccitavamo, ci agitavamo sulle sedie, camminavamo nervosamente in su e in giù. La sera mi sentivo completamente esausto. Pensavo di dover fare quel genere di vita per il resto dei miei giorni. Andavo avanti ormai da quindici anni e non credevo si potesse far diversamente.

Se qualcuno fosse venuto a dirmi che avrei potuto eliminare i tre quarti del tempo impiegato in quelle faticose riunioni e i tre quarti del mio logorio nervoso, l’avrei preso per un ottimista con la testa nelle nuvole. Eppure riuscii a concepire un sistema che mi diede quei risultati. Lo sto adottando ormai da otto anni. E ha fatto miracoli. “Sembra una magia e invece è l’uovo di Colombo, e come l’uovo di Colombo si tratta di una cosa estremamente semplice: basta conoscere il trucco. “Ecco il segreto: innanzitutto, eliminai immediatamente la procedura che avevo seguito fino ad allora nelle riunioni, una procedura che iniziava con la relazione particolareggiata fatta da uno dei miei soci in merito a quello che non era andato secondo le previsioni e che si concludeva con la domanda: ‘Cosa possiamo fare?’ In secondo luogo stabilii una nuova regola, secondo la quale chi desiderava prospettarmi un problema doveva prima redigere e sottopormi una nota nella quale era tenuto a rispondere alle seguenti domande:

Domanda 1: Qual è il problema? “(In precedenza avveniva spesso di perdere un’ora o due a discutere animatamente senza che nessuno conoscesse i termini esatti del problema da risolvere. Si discuteva senza avere le idee chiare, senza aver fissato i termini del problema nero su bianco.)

Domanda 2: Qual è la causa del problema? “(Ripensando al passato, rimpiango le ore perdute a discutere senza nemmeno conoscere esattamente le ragioni per cui s’imponeva la necessità di prospettare e risolvere il problema intorno al quale si stava discutendo.)

Domanda 3: Quali sono le possibili soluzioni del problema? “(In passato, uno suggeriva una soluzione. Un altro discuteva con lui. Gli animi si scaldavano. Spesso si usciva dal vivo dell’argomento e si arrivava alla fine della riunione senza che nessuno di noi avesse messo per iscritto le varie proposte emerse dal dibattito.)

Domanda 4: Quale soluzione suggerite? “(So di gente che passa ore e ore ad affannarsi su un argomento, senza però considerare tutte le possibili soluzioni e che, se richiesta, consiglia la prima che le viene in mente.) “I miei colleghi si presentano ora molto di rado a prospettarmi dei problemi. Perché? Perché si sono accorti che, per poter rispondere alle quattro domande, sono costretti a esser prima padroni di tutti gli elementi e ponderarci su. E dopo aver fatto ciò si accorgono, nei tre quarti dei casi, che non c’è bisogno di consultarmi perché la soluzione è venuta fuori da sola come un toast che schizza fuori dal tostapane.

Nei casi poi in cui è effettivamente necessario consultarsi, la discussione richiede appena un terzo del tempo impiegato prima, perché si procede ordinatamente seguendo un tracciato logico verso una conclusione razionale. “Alla Simon & Schuster si passa molto meno tempo ad agitarsi e a discutere sulle cose sbagliate, ora; e si passa molto più tempo a trasformare attivamente quelle cose sbagliate in cose giuste.” Il mio amico Frank Bettger, uno degli assicuratori più in vista d’America, mi riferì che con un simile sistema non soltanto ridusse le sue preoccupazioni di lavoro, ma riuscì a raddoppiare il suo reddito. “Anni fa,” racconta Frank Bettger, “quando cominciai a vendere le prime polizze, ero pieno di sacro entusiasmo e innamorato del mio lavoro. Poi accadde qualcosa. Cominciai a scoraggiarmi fino al punto di odiare il mio mestiere e arrivai a chiedermi se continuarlo o no. Credo che avrei rinunciato se un sabato mattina non mi fosse venuta l’idea di mettere sulla carta le origini e le cause delle ansie che mi assillavano.

“1) Innanzitutto mi chiesi: Il problema qual è? Il problema era che non ottenevo dei risultati proporzionati alla quantità di visite che stavo facendo. Finché si trattava di vendere dei prospetti, tutto andava a gonfie vele; le cose cambiavano quando si arrivava al momento di stipulare un contratto. A quel punto il cliente diceva: ‘Be’, ci penserò, Mister Bettger. Passi a trovarmi, uno di questi giorni.’ Erano queste visite inconcludenti che mi demoralizzavano.

“2) Mi chiesi: Quali sono le possibili soluzioni? Non era possibile rispondere a quella domanda senza studiare gli elementi di fatto. Aprii i registri degli ultimi dodici mesi ed esaminai le cifre. “Feci una scoperta sensazionale! Lì, nero su bianco, rilevai che il settanta per cento dei contratti erano stati stipulati alla mia prima visita. Il ventitré per cento delle polizze le avevo stipulate alla seconda visita. E soltanto il sette per cento delle polizze erano state stipulate alla terza, quarta, quinta visita e via dicendo, a quelle visite che costituivano la mia disperazione. In altre parole, sprecavo metà della mia giornata lavorativa in un lavoro che mi procurava soltanto il sette per cento dei miei utili globali.

“3) La risposta qual è? La risposta era ovvia. Non mi occupai più dei clienti che non si decidevano a firmare una polizza alla seconda visita. Passai il tempo che mi avanzava a studiare nuove formule assicurative. Il risultato fu superiore a qualsiasi previsione. In breve tempo avevo raddoppiato il fatturato medio per ogni visita.” Come ho già detto, Frank Bettger diventò uno degli assicuratori più stimati degli Stati Uniti. Eppure capitò anche a lui di ritrovarsi sul punto di piantar baracca e burattini. Era in procinto di dichiararsi battuto, di deporre le armi, quando analizzando il problema scoprì la chiave del successo.

Non potreste applicare le stesse domande anche voi ai vostri problemi di lavoro? Ripeto, possono ridurre l’ansia del cinquanta per cento. Ripeto anche le domande: 1) Qual è il problema? 2) Qual è la causa del problema? 3) Quali sono le possibili soluzioni? 4) Qual è la migliore?

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