Stress e Disturbi del Comportamento Alimentare

di | Aprile 15, 2020

I disturbi del comportamento alimentare, come anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata, sono un fenomeno in crescente diffusione e tra le più complesse patologie dei nostri tempi, i cui sintomi, di natura sia psicologica che fisica, implicano aspetti sia sociali che culturali: cultura sociale, aspetti psicodinamici del soggetto (legati ai disturbi dell’immagine corporea e dell’identità di genere), e caratteristiche della famiglia.

L’influenza della cultura sociale è evidente dal fatto che nei paesi sottosviluppati l’anoressia è sconosciuta mentre nelle società occidentali è proporzionale al livello di benessere. Le fasce più colpite da anoressia e bulimia sono quelle più giovani; in particolare i disturbi si manifestano durante e subito dopo l’adolescenza. Dal punto di vista psicodinamico, anoressia e bulimia si possono considerare come tentativi estremi di risolvere la crisi di identità tipica dell’adolescente.

Se fino a poco tempo fa i soggetti di sesso femminile erano quelli più coinvolti, oggi assistiamo a una crescita del fenomeno anche nei soggetti maschi. Questo comportamento è una maniera per allontanare le emozioni negative attraverso il cibo, che diventa uno sfogo o una distrazione. L’assunzione ridotta o eccessiva di cibo può dipendere da emozioni e sentimenti di rabbia, ansia e stress.

Le emozioni associate allo stress cronico relativo ai disturbi del comportamento alimentare sono:

– rabbia verso gli altri o verso sé stessi

– ansia

– disagio

– tensione

– depressione

– non sentirsi apprezzati

– provare un senso di disperazione e di impotenza

– avere mancanza di controllo sulla propria vita

– provare noia e cercare di riempire il vuoto con il cibo.

Ma tra i disturbi del comportamento alimentare quello più diffuso è il disturbo da alimentazione incontrollata, legato a stress psichico ed emotivo.

Disturbo da alimentazione incontrollata

Molti studi dimostrano che lo stress può influire sul comportamento alimentare e provocare obesità o deperimento, a seconda delle caratteristiche individuali e della gravità dell’evento stressante vissuto. Se si provano emozioni negative che spingono ad abbuffarsi e a ingerire cibi ad alto contenuto di zuccheri e grassi, come i dolci, potrebbe trattarsi di un disturbo da alimentazione incontrollata, molto più frequente rispetto ad anoressia e bulimia.

Questo disturbo colpisce più le donne rispetto agli uomini, anche se la differenza di genere non è così marcata come negli altri disturbi del comportamento alimentare. L’alimentazione incontrollata può essere un modo per evitare emozioni negative e ridurre lo stress, ma può essere anche una strategia di coping con cui si decide di affrontare una situazione problematica o spiacevole. Le ricerche svolte finora, e quelle in corso, presentano dei limiti, e molte ipotesi devono essere ancora convalidate.

I fattori capaci di influenzare il comportamento alimentare possono essere sia interni che esterni:

– Meccanismi fisiologici che regolano l’appetito

– Disfunzioni nelle relazioni familiari e interpersonali

– Percezione distorta del proprio corpo

– Abusi sessuali

– Disturbi dell’umore

– Influenza degli altri

– Preoccupazione eccessiva per il proprio peso

– Diete restrittive

– Predisposizione genetica.

conseguenza dell’obesità, anche se non si può escludere il contrario.

Molto spesso lo stress mentale può portare a comportamenti di anoressia o bulimia.

L’anoressia

I soggetti affetti da anoressia sono ossessionati dal cibo, che per loro è un nemico, una minaccia alla propria identità e autonomia. Anche se hanno un peso normale, si vedono grassi e si vergognano del proprio aspetto, e così iniziano a fare diete drastiche e a dimagrire sempre più.

L’anoressia si può suddividere in due sottotipi:

1- Di tipo restrittivo: il soggetto perde peso facendo una dieta,

digiunando o facendo un’intensa attività fisica;

2- Con abbuffata/condotte di eliminazione: i soggetti si liberano vomitando o ricorrendo continuamente a lassativi.

Alcuni sintomi fisici che si riscontrano nei soggetti affetti da anoressia sono:

– anemia

– problemi del funzionamento cardiovascolare

– alterazioni ormonali (tra cui l’amenorrea), ed endocrine (irsutismo

genitale e ascellare)

– disturbi gastrointestinali

– pelle secca e rugosa

– denti cariati e gengiviti

– alterazioni del ciclo sonno-veglia.

L’anoressia si manifesta particolarmente durante il processo evolutivo adolescenziale, quando il soggetto va incontro a profonde trasformazioni fisiche e psicologiche e cerca di definire una sua identità attraverso la conquista di una propria autonomia e individualità. Spesso il desiderio di autonomia si contrappone paradossalmente al rifiuto inconscio di separarsi come individuo e di assumersi delle responsabilità. Questo rifiuto porta il soggetto a vivere un conflitto che si esprime attraverso il rifiuto del cibo e la non accettazione del processo di trasformazione della propria immagine corporea. Molte ragazze che soffrono di anoressia, mostrano mancanza di autostima e sentimenti di inadeguatezza. Spesso sono cresciute conformandosi alle aspettative degli altri, o hanno avuto una relazione disturbata con la madre, percependosi come una loro estensione, e non come soggetti con la propria individualità.

Il digiuno, quindi, può servire per crearsi una propria identità e affermare la propria indipendenza. Ma c’è un altro disturbo del comportamento alimentare che è ancora più diffuso dell’anoressia: la bulimia.

La bulimia

La bulimia è molto più comune dell’anoressia, anche se spesso i due disturbi si sovrappongono. Se da adolescenti si soffre di obesità, c’è una maggiore possibilità di sviluppare la bulimia in età adulta. Dall’1 al 3% di adolescenti e giovani di età compresa tra i 12 e i 35 anni soffre di bulimia, mentre per i maschi l’incidenza è dieci volte minore rispetto alle femmine. Circa il 20 – 30% delle persone colpite da questo problema soffre di depressione cronica mentre altre hanno avuto precedenti episodi depressivi.

La carica pulsionale dei soggetti bulimici si esprime attraverso una fame senza limiti, come si avesse un vuoto che si cerca di colmare con grandi abbuffate. Chi è affetto da questo disturbo consuma rapidamente enormi quantità di cibo (soprattutto dolci) e smette di mangiare solo se interrotto, se avverte forti dolori addominali o sente il bisogno di dormire.

Anche la bulimia nervosa si può dividere in due sottotipi:

1- con condotte di eliminazione: il soggetto si induce il vomito o assume lassativi per evitare di ingrassare;

2- senza condotte di eliminazione: dopo le abbuffate il soggetto digiuna o fa molto esercizio fisico.

L’abuso di lassativi e il vomito autoindotto provocano sintomi come esofagite, tumefazione delle ghiandole salivari, danni a livello cardiaco e muscolari, disturbi intestinali. Secondo l’aspetto sistemico-relazionale, anoressia e bulimia sono un fenomeno complesso in cui gli aspetti socio-culturali, individuali e familiari diventano come sospesi nel tempo e bloccano il ciclo vitale della famiglia.

Spesso i disturbi d’ansia, la depressione, l’abuso di alcol o di sostanze chimiche coesistono con i sintomi della bulimia. Per una terapia efficace è importante affrontare questi disturbi in un ambito interdisciplinare. Infatti un trattamento integrato tra terapia familiare e intervento clinico risulta molto più efficace rispetto a quello esclusivamente individuale.

Tratto da Stress e Salute Psicofisica di Rita Berardi

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